Sorelle Soniche tornano a far parlare di sé con un nuovo singolo che non è un’estate al mare, ma un addio con leggerezza. Il brano “Non siamo mica Shakespeare”, disponibile su Spotify, YouTube, e i principali stores digitali è il secondo capitolo del progetto musicale guidato da Filippo Martin, produttore che ha unito intelligenza artificiale e umorismo per raccontare una storia d’amore finita… con stile.
La genesi del brano: quando l’IA si mette a ridere
Dopo il successo di Spritz al CBD, che ha mescolato rock, elettropop e sperimentazione tecnologica, Martin ha voluto osare di nuovo. Questa volta però, il focus è sul paradosso sentimentale: “L’IA ha generato testi pieni di situazioni quotidiane, ma ho plasmato io il tono ironico e il contrasto tra dramma e cabaret”, ha spiegato. Il nome “Non siamo mica Shakespeare” nasce da un’esigenza precisa: “Non volevamo tragedie, ma il lato comico delle cose che non funzionano. Anche l’amore, quando finisce, può diventare una canzone orecchiabile”.
La canzone: tra litigi per il telecomando e gelati che scivolano via
Il singolo racconta il fallimento di una storia d’amore, non attraverso lacrime e sospiri, ma con situazioni assurdamente normali: calze nei fornelli, litigi per il divano, conti da dividere e gelati che si sciolgono. Il ritornello, un mix tra pop irriverente e chitarre scanzonate, è un inno a chi vuole chiudere un rapporto senza prendersi troppo sul serio. “Abbiamo cercato l’equilibrio tra ironia e malinconia”, ha sottolineato Martin. “Un po’ come quando si ride di un incidente d’amore, ma si ascolta Jovanotti per dimenticarlo”.
Il video: pixel, ricordi e un finale a sorpresa
Disponibile su YouTube, il video ufficiale di “Non siamo mica Shakespeare” è un viaggio tra clip casalinghi, effetti digitali e un finale paradossale: un gelato che cola, una bicicletta che cade, e un addio che si trasforma in un “caso risolto”. Martin ha spiegato: “Ogni frame è una sfida tra reale e virtuale. L’IA ha suggerito scene, io ho aggiunto il tocco umano. Alla fine, è stata una questione di editing… e di fidarsi poco di Google Maps”.
Non è solo un’opera visiva, ma un affresco di diversità. Il video mostra persone di ogni età, razza e orientamento sessuale, in un’alternanza di scene reali e distorsioni digitali. “Volevamo raccontare che un addio può essere universale, non limitato a un solo tipo di storia, perché la musica non ha confini, e nemmeno chi la ascolta”, precisa Martin.
Il ruolo dell’IA: non solo amanti dei fallimenti
Dopo aver usato l’intelligenza artificiale per reinventare l’estate con Spritz al CBD, Martin ha spostato l’algoritmo su un terreno più personale: “L’IA non è solo un generatore di suoni, ma anche di storie. Basta saperle guidare: lei scrive, io scelgo le battute che fanno ridere senza incazzarsi”. Il risultato? Un brano che sembra nato da un litigio tra due persone, ma è in realtà il frutto di un dialogo tra uomo e macchina.
P.S.
Filippo Martin, ha ammesso: “L’IA ha imparato a scrivere di amori finiti, ma non sa ancora come si fa un buon caffè. Quello, lo lascio a me”.
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